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Siamo i Patrioti del nuovo millennio, liberali, sociali, popolari, libertari, identitari. Da un po' di tempo troppi urlatori vogliono distruggere la nostra Patria, noi in silenzio stiamo costruendo una nuova Patria. Se ti senti un Patriota, se ami l'Italia, se vuoi costruire una nuova classe dirigente unisciti a noi ..... I PATRIOTI DEL NUOVO MILLENNIO

LIBERIAMO L'ITALIA

Scritto da Vittorio Pesato | 12 Novembre 2011

Cari amici,

Vi comunico che Sabato 26 novembre presso la Sala Pirelli Corso Magenta

n.59 Milano organizzeremo l'incontro della rete-associaizione Patrioti d'Italia. E' molto importante incontrarci con un attegiamento libero, con lo spirito di coloro i quali appartengono ad una generazione che ha il dovere di diventare politicamente adulta, di prendere in mano le redini del paese con la consapevolezza che una fase importante per molti di noi, soprattutto per quelli che fino ad oggi si sono impegnati in politica, è sostanzialmente esaurita.

Se fino ad oggi potevamo comodamente invecchiare e sucessivamente avvicendare il vecchio di turno davanti a noi, prendendo poi in gestione il suo sistema, oggi invece bisogna pensare che va ricostruita una civiltà politica e socioeconomica in grado difronteggiare le difficoltà, ma soprattutto le opportunità e le sfide che questa crisi economica, valoriale e strutturale ci sta consegnando. Di fronte alle crisi solitamente le classi politiche ed imprenditoriali si sono sempre poste in avanguardia, trovando soluzioni, inventando nuovi sistemi guidando così la Nazione a superare le difficoltà, ristribuendo fin da subito le ricchezze. Oggi le due classi sopra citate hanno fallito perchè sono state retroguardia statica:" aspettano che il cielo risolva i problemi".

Premesso che l'aiuto del buon Dio non guasterebbe credo che per risolvere queste criticità sia necessario essere consapevoli che il '900 è finito ed ampiamente superato. Sono scadute diventando insostenibili le sue ritualità, la sua democrazia lenta ed indecisionista. I suoi apparati, le sue geografie, il modello socioeconomico, il suo welfare. Soprattutto è evidente che la moneta unica ha rappresentato tutte le sue contradizioni e difficoltà rischiando di portare, come probabilmente accadrà, l'immediata rivisitazione della sua stessa esistenza, Banca Centrale Europea compresa. E' evidente,serve un nuovo livello di decisioni: rapide, veloci e tempestive. La vera riforma delle istituzioni deve avere come obiettivo primario la velocità, di azione e di risposta. Oggi la politica è da sempre troppo in ritardo, deve invece avere la stessa velocità dei mercati.

La riforma delle democrazie sarà il primo punto di partenza per dare vita ad un nuovo livello decisionale capace di essere avanguardia e guidare la nostra civiltà ad una nuova sovranità. La Banca Centrale Europea, la moneta unica e i livelli democraticieuropei così come stati concepiti non riusciranno a sostituire l'antropologica ed universale concezione della politica. Non si sostituiranno al ruolo sovrano che la politica ha sempre esercitato.

Se non vogliamo essere spazzati via da nuove dittature dobbiamo rafforzare e rendere salda la nostra democrazia. Questo soprattutto perchè il numero dei poveri è aumentato, il benessere che ha caratterizzato il secondo novecento non esiste più. Difendere un sistema finito, involuto è da folli. Bisogna costruire una nuova società, fatta di poche e fondamentali regole e discipline.

L'Italia ed il Mediterraneo hanno nel loro DNA radici ed ingredienti che se riscoperti e riattivati possono dar vita ad una nuova " Primavera Europea". Per far questo è necessario spogliarsi di tutte le certezze che hanno abituato positivamente la nostra quotidianità. Se fino ad oggi abbiamo ragionato sul "Primum Vivere", ora è necessario dare più spazio al "Deinde Philosophare". Questo per poter tornare a fare il Primum Vivere in tempi rapidi e da protagonisti. In poche parole, ruoli elettivi ed amministrativi, che abbiamo ottenuto devono

essere concepiti ed usati per dare vita ad una nuova fase costituente. Per fare questo, se uno è diventato Consigliere Regionale per esempio, da oggi deve pensare di non esserlo più. Lo spirito con il quale ci dobbiamo approcciare è quello di quando eravamo ragazzini e che spinti da un forte sentimento ideale con continuità per alcuni e magari occasionalmente per altri partecipavamo a riunioni, manifestazioni oppure ci radunavamo in sedi per discutere qualle fosse la strada più giusta per cambiare il mondo. L'Italia e l'Europa hanno bisogno per essere salvate, ma soprattutto per dare vita ad una nuova civiltà in linea con la storia e le radici che ci precedono, di veri e propri PATRIOTI. Solo chi è disposto a donare, anche 5 minuti della propria quotidianità, può dare vita non ad un nuovo partito, ma ad una nuova classe dirigente capace di superare il novecento definitivamente, archiviare la "bastarda" e demagogica ideologia del 68' e guidare tutti i processi di modernizzazione del nostro Paese. Noi siamo la LOBBY degli ITALIANI. I nostri nemici sono chi fa interessi di parte, gli antiitaliani, e come ultimamente ha detto il nostro Presidente Giorgio Napolitano i partigiani.

Sabato 26 a Milano ci riuniamo per iniziare a declinare il DECALOGO dei PATRIOTI non solo per evidenziare una proposta politica modello "ricetta", o volantino del Liceo, ma per dare vita ad una ricerca permanete sulle necessità che devono avere immediatamente risposte. Ci riuniamo in oltre per strutturare la nostra rete a partire dai territori del centronord Italia, dobbiamo diventare Lobby a viso aperto, e la rete deve avere in ogni territorio questi elementi fondamentali: Politica, Impresa e Cultura. I direttivi della rete dei

Patrioti devono essere così composti soprattutto a livello Territorioale. Ci riuniamo per essere consapevoli che vanno superate vecchie divisioni figlie di una stagione congressuale giovanile, entusiasmante, frizzante, ma di un decennio fà. Ognuno può tranquillamente mantenere inalterate le prorprie appartenenze ed i prorpri riferimenti nazionali senza che questo però ci eviti di poter progettare assieme una nuova stagione politica. Volgarmente i

Democristiani sono una lobby che esercita sempre il suo potere, non perde mai occasione di farlo e quando deve decidere lo fa senza remore. La democristianità oggi è da superare perchè l'unica ricetta che propone e quella di stare ancorata al potere ed aspettare tempi migliori. Oggi quella classe dirigente non avrà più futuro perchè non esistono più gli elementi che ne hanno caratterizzato la loro affermazione. Le banche ed il sistema del credito vanno completamente rivisti e le istituzioni non hanno più le risosrse di prima per consentire di costruire clientele e apparati. Morale: essendo finita l'epoca del debito e quindi della politica che in regime di prosperità economica distribuiva in modo indisturbato, è finita anche la possibilità che la riafferamzione di queste lobby possa essere accettata. Sostanzialemnte dobbiamo dare vita alla nostra lobby con il chiaro intento di fondare non un partitino di destra ultraidentitario e marginale ma una classe dirigente che proviene dalla cultura di destra e che sappia nel nuovo soggetto politico, che inevitabilmente si verrà a costituire partendo appunto dall' evoluzione che il PdL avrà, essere al governo per consentire al nostro paese di avere finalmente una nuova cultura politica. Hanno governato in prima linea i democristiani, i socialisti, i comunisti, ma noi fino ad oggi siamo stati la stampella di questo o quell'altro alleato. TOCCA A NOI costruire una nuova destra di governo che sappia dare vita ad un grande partito degli Italiani, popolare sicuramente, meritocratico ma soprattutto con un'identità ben precisa che sappia dare una giusta e grandiosa idea a tutta l'Europa ed alla comunità internazionale che l'Italia non è quella che Benigni ha rappresentato al parlamento europeo.

Vittorio Pesato

Promotore Patrioti d'Italia

( Luglio 2006)

 

 

Parte da Pavia, storica città universitaria, un nuovo movimento di idee e valori: Identità e Libertà, dopo il grande successo ottenuto alle elezioni universitarie nell’ateneo ticinese, è nata domenica 16 luglio 2006 nella sala congressi dell’Hotel Moderno. Erano presenti più di 100 ragazzi tra i venti e i quaranta anni provenienti da tutto il nord Italia e non solo; studenti, professionisti e lavoratori  che hanno dibattuto si sono confrontati e hanno dato vita ad Identità e Libertà. Nuovo contenitore? Nuovo partito? Movimento di idee?

Partiamo dalle basi: che cos’è Identità e Libertà? Identità e Libertà vuole essere tante cose. Non è un partito, non è solo un contenitore, soprattutto non è una corrente. E’ un movimento che nasce principalmente perché si sentiva l’esigenza di tornare a parlare di politica e di cultura in un momento in cui nell’area del centrodestra si sta prospettando una grossa crisi strutturale. A chi si rivolge Identità e Libertà? A tutti coloro i quali si riconoscono semplicemente per i più svariati motivi in questi due valori. Non è obbligatorio essere di un partito politico della CdL, è fondamentale invece avere come reale obbiettivo di mettere in moto e di portare all’attenzione dei più la volontà di far nascere e radicare maggiormente, soprattutto nella coscienza dei giovani, un filone culturale che prenda spunto da quello che è stato il centro destra fino ad oggi dando origine a nuove sperimentazioni politico – culturali. E’ nato un documento che rimarrà aperto a proposte, modifiche e critiche, al fine di rendere Identità e Libertà un movimento di idee il più possibile partecipato, una palestra di elaborazioni politico – culturali e uno strumento dinamico con cui radicare i nostri valori nella società. Identità e Libertà crede che esista una grande destra diffusa che finora non è ancora riuscita a strutturarsi ed a trovare una sua concreta dimensione politico – culturale. Parallelamente è nato un sito internet, posizione.org, che vuole essere lo strumento per consentire a tutti di esprimere i propri concetti, le proprie idee dando così la possibilità ad Identità e Libertà di elaborare, di crescere, di posizionarsi ed infine di orientare.

La due giorni di Limone Piemonte è stata molto intensa e ricca di contenuti. ( Luglio 2007)

di Vittorio Pesato

Devo ringraziare Andrea Delmastro per l’ottima lezione tenuta sulla storia del glorioso M.S.I. E’ stato fondamentale affrontare questo tema per capire un movimento che, nell’arco di 50 anni, pur non facendo parte dell’arco costituzionale politico italiano e pur con le sue contraddizioni e difficoltà, aveva nel suo interno un immenso mondo di uomini e donne che riuscirono a partorire grandi idee e misero le basi per lo sviluppo di importanti progetti. Non possiamo dimenticare che più di dieci milioni di italiani sono passati nelle sedi del FUAN, FDG, GIOVINE ITALIA ,MSI ed oggi Azione Giovani, Azione Universitaria ed Alleanza Nazionale. E’ vero, il MSI non era l’unica destra presente in Italia, per storia e passato ne esistevano altre. Quella missina è stata una destra che pochi giovani della nostra generazione hanno conosciuto: professori, libri di storia, politici , giornalisti non solo di sinistra, per anni la hanno occultata privando l’Italia, a differenza di altri paesi, di una cultura alternativa a quella della sinistra comunista italiana. Quelle poche battaglie politiche ascrivibili alla destra che sia la DC, sia il PSI e sia PLI, spesso portavano in parlamento nascevano dai comizi di Almirante che, pur avendo percentuali basse, riempiva le piazze coinvolgendo uno spaventoso numero di cittadini. Quegli stessi che, pur  non votandolo, nel solo ascoltarlo, riuscirono a farsi una piccola base di cultura alternativa allo stradominio culturale del PC. Non possiamo dimenticare che solo da pochi anni è scoppiato l’amor di Patria vi ricordate “Eravamo in pochi a chiamare patria l’Italia, oggi siamo la maggioranza”, fino al 1994 chi sventolava un tricolore era un “FASCISTA”. Se non ci fosse stato il MSI difficilmente si sarebbe instaurata una cultura nazionale profonda, che oggi unisce molto di più rispetto al passato. La DC si è solo limitata a gestire il potere regalando al PC tutto il resto. Forse inizialmente Altissimo con il partito liberale italiano, ma soprattutto Bettino Craxi con la prima forma di socialismo tricolore, tentarono di invertire la tendenza. Per motivi di scaletta, Delmastro non ha toccato l’importantissima fase del PSI craxiano. Almirante e Craxi intrapresero le prime riservate discussioni per dare vita ad nuovo movimento, che poi qualche anno dopo si concretizzò con la nascita della Cdl e soprattutto nell’alleanza tra FI ed AN. Nel MSI era incredibile, ma esistevano un po’ tutti i filoni culturali. Non c’era solo la destra sociale di Rauti (quella forse più cara ad Andrea), ma c’erano i filoni liberali, gli ultracattolici, i conservatori, i repubblicani, i laici, i radicali, insomma un piccolo laboratorio sperimentale che gìà anni addietro anticipava quello che poi si è verificato oggi: la volontà di dare vita ad un unico movimento delle destre italiane. Non dimentichiamo infine che il MSI fu l’unica forza politica, che già negli anni 70’, parlava di lotta alla partitocrazia, di presidenzialismo, di bipolarismo, insomma di quei temi tanto cari sia alla CdL che al PD. Sicuramente affronteremo di volta in volta altri filoni culturali: la destra storica per esempio. Quella della metà dell' 800’, quella dell’epoca Cavouriana, che ha segnato un periodo importante della storia italiana. Non è pensabile che la gioventù del nuovo millennio non conosca la storia nascosta del MSI. Storia di militanza, testimonianza, tensione ideale, sofferenza, umiliazione, orgoglio, ma soprattutto di avanguardia polilitico-culturale. Foibe, stragi, pezzi di storia completamente stravolti e dimenticati oggi possono essere noti ai più grazie a quella classe dirigente che ha prima di tutto combattuto per ridare dignità ad un paese fortemente umiliato e diviso.

 

IL deve affrontare la storia rispettandola, senza nessun complesso di inferiorità nei confronti di nessuno, senza nostalgismo. IL deve dare impulso per far sì che da oggi la politica e non solo, sia prima di tutto “risolvere i problemi”, al contrario di quello che succede oggi dove i partiti politici per mantenere il proprio elettorato hanno deciso di bloccare l’Italia. Quegli stessi partiti che si sono dimenticati che la politica è evoluzione, è tradizione, è modernità, è sviluppo: la politica è RESPONSABILITA’

 

IL è RESPONSABILITA’

 

 

Prezioso ed importante è stato l’intervento di Elena Donazzan. Ha messo a disposizione la sua militanza giovanile coniata all’esperienza istituzionale facendoci capire come è importante, fare sistema, fare lobby, fare pressione, fare squadra insomma fare COMUNITA’. Nel suo intervento Elena ha fatto emergere un importante problema riguardante gli eletti, i nominati nei vari enti, che spesso mostrano lacune insuperabili. Un altro problema della classe dirigente italiana, soprattutto in politica è la formazione dei quadri. Oggi i partiti politici sembrano essere solo dei semplici comitati elettorali che candidano o selezionano persone che in molti casi vengono elette per poi dimostrarsi inadeguati, non altezza, dannosi sia per i partiti di provenienza che per gli elettori. Peggio ancora molte volte i partiti non seguono i propri dirigenti eletti. Nelle province, nelle regioni ecc…, ognuno sembra essere un “piccolo segretario” del partito di se stesso. E’ sempre più difficile fare squadra, fare sistema, affrontare i problemi con un progetto ed una strategia dettati da una precedente e profonda discussione. Molti sono i casi d’insofferenza, di difficoltà. Amministrare un ente è fondamentale per poter far sì che concetti politici e culturali diventino realtà. Una volta si diceva “le idee che diventano azione”. Oggi si può dire molte volte “dilettanti allo sbaraglio”. La politica sembra sempre di più un “Girone Dantesco” dove la frase che si adatta meglio è “Lasciate ogni speranza o Voi che entrate”. Sembra forse tutto troppo eccessivo, ma non ci si discosta troppo dalla realtà. Nei partiti non si parla più di politica, nei partiti non si fa formazione, nei partiti non si fa’ più squadra ed infine nei partiti non esiste più l’appartenenza.

La risposta a tutto ciò potrebbe essere abbandonare la politica, chiudere i partiti. Invece la risposta è no! Le nuove generazioni devono occuparsi sempre di più di politica, con nuove forme e metodi più dinamici, ma non si può più delegare o sperare che le cose possano essere risolte dal fato. I partiti o meglio la politica italiana devono essere riformati. Contenitori vecchi, in ritardo su tutto, troppo ancorati al novecento. La prima grande riforma che si deve fare è istituire scuole di formazione politica. Scuole vere, non semplici finzioni medianiche fatte sul momento semplicemente per suscitare curiosità o per meglio far apparire un leader rispetto ad un altro. La formazione politica nasce dall’esperienza che un uomo si fa nella vita, sul lavoro, a scuola, nelle università, coltivando un hobby ecc.., ma queste esperienze devono essere intercettate e canalizzate nella direzione giusta affinché chiunque ricopra incarichi possa essere in grado di determinare una presenza attiva, dinamica nell’applicare una strategia, un progetto.

 

IL è FORMAZIONE

 

 

Molto incisiva e pratica è stata la giornata di domenica mattina. I numerosi interventi, non hanno fatto emergere solo le difficoltà che s’incontrano nel fare politica, ma soprattutto idee ed iniziative assolutamente originali che garantiranno ad IL di essere un movimento di avanguardia generazionale. Movimento in grado di portare un contributo attivo, fatto di idee e programmi nuovi, senza per forza essere un partito.

 

 

 

Davide Giraudo: dobbiamo uscire dallo schema classico della politica, dobbiamo mettere in rete le nostre conoscenza, da IL devono nascere nuove opportunità di lavoro e di sviluppo.

IL è CONOSCENZA

 

 

Davide Manzato: movimento a rete, patto federativo tra associazioni e sigle ed infine una holding di indirizzo politico, sono stati i punti chiavi del suo intervento. Poi ancora un comitato scientifico culturale, con il manifesto generazionale per il rilancio della politica.

IL è FEDERALISMO

 

Marco Vailati: ha evidenziato l’importanza del giornalismo. Costruire, favorire la nascita di scuole di formazione giornalistiche. Siti internet, volantini spontanei, redazioni virtuali, redazioni amatoriali, sono tutti strumenti facili per consentire ai più di imparare a scrivere ma soprattutto di mettere nero su bianco la propria posizione.

IL è GIORNALISMO

 

Federico Taverna: Ampliare i forum di discussione, consentire a tutti di poter partecipare attivamente contaminando e facendosi contaminare portando all’attenzione di tutti il proprio contributo.

IL è DISCUSSIONE

 

 

Paolo Lanteri: Un nuovo manifesto culturale, che noi sia il lancio di un partito politico. Nuove fasi di discussioni che guardino con interesse a nuovi orizzonti. La storia non può essere una scusa per ancorarsi ad uno statico nostalgismo, ma deve essere un pungolo per aggregare anche chi non la pensa esattamente come noi.

IL è FUTURO

 

Diego Zarneri: Il sito internet deve essere il luogo della discussione, il punto di ritrovo, il momento di riflessione. Il simbolo deve essere più accattivante, non dobbiamo utilizzare il vecchio metodo dei tesseramenti.

IL è MODERNITA’

 

Francesco Orlando: Abbandoniamo i vecchi schematismi politici. Individuiamo i 4 pilastri su dove costruire IL. Affrontiamo la politica da un punto di vista pratico e pragmatico, non bastano più gli slogan.

IL è RISOLUZIONE

 

Marco Lupi: Non possiamo intercettare solo le esigenze delle persone ma dobbiamo andare loro incontro, dobbiamo fornire servizi e creare un comitato dei Sevizi.

IL è SERVIZI

 

Francesca Del mastro: Dobbiamo capire bene quali sono gli obiettivi che IL vuole perseguire, dobbiamo riprenderci quel entusiasmo di fare politica che i partiti politici e qualche improponibile soggetto politico ci ha scippato. La politica deve essere fatta seguendo uno stile di vita alto, non possiamo più tollerare l’indecenza morale a cui siamo stati sottoposti in questi anni.

IL è POLITICA

 

Luca Faustini: Dobbiamo assumere posizioni chiare e precise, non dobbiamo per forza avere una voce per tutti.

IL è POSIZIONE

 

Cristiano Facciotto: deve essere il luogo d’incontro dove professionisti, lavoratori dipendenti ed autonomi mettano insieme le loro esperienze per costruire una rete di lavoro.

IL è LAVORO

 

Federico Riboldi: non possiamo affrontare i soliti temi di politica estera, non esiste solo il problema Israele e Palestina. La nostra deve essere sperimentazione politica in campo aperto, basta riunioni al chiuso, basta sedute di lavoro, proponiamo dei metodi nuovi.

IL è SPERIMENTAZIONE

 

Ilaria Sclavi: Immigrazione, clandestini, i grandi temi etici devono essere affrontati con fermezza e conoscenza. Attorno a questi temi dobbiamo fare proselitismo, dobbiamo andare tra le persone, dobbiamo coinvolgerle.

IL è PROSELITISMO

 

Luca Deblasi: la mia esperienza non è iniziata in un partito, in un movimento giovanile, ma quando sono arrivato all’università. Ho conosciuto Vittorio è mi ha coinvolto in un progetto, ho accettato ed ho continuato portando la mia esperienza quotidiana e professionale.

IL è ESPERIENZA

 

Emanuele Locci: slegati dai partiti, governare la politica e seguire i valori tradizionali.

IL è TRADIZIONE

 

Nicolo’ Fraschini: dobbiamo affrontare il problema delle pensioni, la politica è risolvere i problemi. L’opposizione al governo Prodi deve essere fatta sui temi della politica e non su improponibili strategie di natura personalistica. Costruiamo una ricetta alternativa, attacchiamo da Destra e costruiamo un’opposizione reale.

IL è STRATEGIA

 

Andrea Mallai: Europa, Formazione, Target, Meritocrazia. Dobbiamo sviluppare la conoscenza e dobbiamo essere preparati e formare al di fuori del nostro mondo.

IL è MERITOCRAZIA

 

Gianfranco Sorbara: dobbiamo trovare la giusta sinergia tra esperienze e comunità. In Calabria abbiamo costruito i Circoli del Fare, dobbiamo fare sistema con IL.

IL è COMUNITA’

 

Chiara Montaldo: è importante avere un marchio forte, che possa essere di riferimento e che ci faccia distinguere. Dobbiamo costruire il punto d’incontro delle associazioni professionali, portiamo avanti battaglie di identità territoriale.

IL è TERRITORIO

 

Alberto Rauli: dobbiamo contaminare il popolo italiano ad essere responsabile, dobbiamo veicolare a tutti le nostre iniziative, affinché ciò che si fa a Vicenza possa essere portato anche a Cuneo.

IL è INFORMAZIONE

 

Mauro Degioanni: l’amicizia è il punto di partenza per costruire un progetto solido, privo di stupide astuzie ed in grado di essere veloce, penetrante ed efficace. Allargare gli orizzonti, non dobbiamo soffrire le forme settarie. Dobbiamo aggregare e coinvolgere, dobbiamo essere il punto di riferimento.

IL è AGGREGAZIONE

 

Beniamino Scarfone: l’associazionismo nasce dalle esperienze quotidiane che trovano momenti di confronto. Chi aggrega dietro un progetto chiaro con obiettivi ben precisi va aiutato ed appoggiato.

IL è LEADERSHIP

 

Elena Donazzan: potenziare lo strumento straordinario di posizione.org, ognuno di noi deve individuare un numero di persone a cui sia possibile veicolare Posizione. Veniamo da identità diverse, sensibilità diverse, appartenenze diverse ma dobbiamo fare battaglie comuni, stili comportamentali, capacità formativa che ci mettano in sintonia.

IL è PASSIONE

 

Luca Alfieri: immigrazione, sicurezza, facciamo battaglie medianiche che facciano emergere nei territori l’esistenza di IL. Discutiamo quale modello di immigrazione sia possibile. A Novara abbiamo fatto un presidio contro la prostituzione sulle strade a favore della riapertura delle case chiuse. Sono passate più di 400 persone, il nostro non era il classico presidio, era una festa, fuochi d’artificio, cibo e musica. Dobbiamo trovare forme medianiche che riavvicinino i cittadini alla politica.

IL è INNOVAZIONE

 

IDENTITA’e LIBERTA’

È

PARTECIPAZIONE

 

ASIAGO 2008: COSTRUIAMO IL LIBRO BIANCO DELLE GIOVANI ECCELLENZE ITALIANE PDF Stampa E-mail

L’intervento di Vittorio Pesato ( Promotore Nazionale di Identità e Libertà )

ImageCi troviamo oggi, per il terzo anno consecutivo, sempre nel mese di luglio, con ancora più entusiasmo, organizzazione e partecipazione degli scorsi anni. Questo significa che la continuità, la costanza, ma soprattutto la voglia di mettere in rete il nostro progetto ci hanno consentito di migliorare, affinare meglio in nostri obiettivi e la nostra azione. Tenuti sempre ben visibili i nostri punti fermi e la nostra posizione all’orizzonte, la nostra nave, quella di Identità e Libertà sta ormai da tre anni navigando consapevole e coerente della propria rotta: senza cambi di direzione, ma con un’andatura costante ed imponente.

Quando a Pavia decidemmo di dare vita ad Identità e Libertà, lo facemmo per superare gli steccati e le rendite di posizione che le forze politiche del centrodestra ( AN, FI) fino a questa primavera, prima della vittoria del Popolo della Libertà, avevano. Lo facemmo perché capimmo che nel panorama politico italiano, ma soprattutto nella società italiana, mancava qualcosa: la nostra generazione, i figli di un nuovo millennio. Non solo non siamo rappresentati, ma non riusciamo a rappresentare noi stessi. Ecco che Identità e Libertà, tramite il sito – portale delle identità, www.posizione.org, ambisce a diventare, in parte riuscendoci fin da subito, la rete degli under 40. Fin dall’inizio, giustamente, la nostra vocazione fu quella di posizionarci dinamicamente nell’ambito politico, ma involontariamente siamo riusciti a parlare ai nostri coetanei, un po’ in tutti gli ambiti della società italiana. Ci siamo sviluppati prevalentemente al Nord ( Lombardia, Veneto e Piemonte), al sud siamo presenti in Calabria, ma oggi constatiamo che ci sono ospiti ed amici che provengono da altre regioni d’Italia. In questi tre anni abbiamo appositamente voluto, rispettando i principi ispiratori di Identità e Libertà, evitare che la nostra nave imbarcasse senza controllo, in modo disorganico, numeri elevati di passeggeri. Nella nostra futura patria, vogliamo evitare di avere passeggeri che hanno viaggiato con noi, in situazioni di degrado ed emarginazione, e che una volta sbarcati si sentano dei clandestini. Chi vuol far parte della nostra rete, può farlo consapevole delle proprie capacità e del valore aggiunto, in temine di risorse umane, con la sicurezza che noi non gli verseremo dei contributi per avere la sua presenza passiva, ma lo faremo partecipare insieme a noi, agli utili che Identità e Libertà riuscirà a dare. Non dobbiamo rappresentare i problemi, come spesso ci capita quando siamo distanti da casa, o quando i nostri genitori ci chiudono i rubinetti, ma dobbiamo avere il coraggio di rappresentare le soluzioni ai problemi coinvolgendo coloro i quali hanno la voglia e la capacità di partecipare, orientare o meglio, posizionare. Identità e Libertà non è un partito, non è una corrente di un partito, non è un’associazione classica, ma è una rete-movimento. Identità e Libertà è una “ Lobby a viso aperto”. Identità e Libertà è la rete dei figli di un nuovo millennio, la generazione degli under 40, quella che vuole rappresentare se stessa, senza quote, cooptazioni, ma con opportunità , meritocrazia, solidarietà e responsabilità. I figli di un nuovo millennio hanno come priorità che dall’Italia del’ 900 sesanttottina, o meglio sesantottarda e conservatrice si entri perentoriamente nell’Italia del terzo millennio, quella del futuro. Dalla politica all’università,dal mondo dell’associazionismo a quello sindacale, dal lavoro all’impresa il nostro paese manifesta sempre di più una profonda crisi strutturale. Non esistono maestri, la meritocrazia sembra essere un termine estinto, la solidarietà è un optional ed i padri non solo non credono nei propri figli, ma peggio non vogliono garantirgli il futuro. “ Giovani” immortali, e noi giovani, quelli veri, tutti “ filistei”. Esiste una giungla generazionale, dove i nuovi sono “ nuovi” da ormai 40 anni e la competizione si è trasformata in : “ se fai il bravo e stai zitto ti coopto”. In Italia esiste un buco generazionele di 20 anni, non c’è spazio di movimento e di espressione, non ci sono opportunità, la società di oggi è un club esclusivo per giovani anestetizzati incapaci di reagire, ma soprattutto privi di identità. Noi vogliamo dare vigore ed identità alla fase più importante della vita di un uomo, la Gioventù. Non volgiamo lo scontro generazionale, ma vogliamo cominciare ad esserci consapevoli delle nostre capacità di orientare, di posizionare e di costruire. Le ricchezze dei nostri avi non sono più in grado di mantenerci il futuro, la pensione alla “ italiana”, forma di assistenzialismo esasperata, non ci sarà più garantita ed il posto fisso sarà sempre più un’illusione.

 

TOCCA A NOI! E’ il titolo che abbiamo voluto dare a questa due giorni, terzo incontro nazionale di Identità e Libertà, dopo Pavia 2006 ( strutturiamo la destra diffusa), Limone ( CN ) 2007 ( La destra tra passato e futuro). Ad Asiago meno destra, meno sinistra, meno politica ma più contenuti. Dalla sicurezza come questione di dignità, ai figli di un nuovo millennio, all’impresa come nuovo umanesimo del Lavoro. Oggi dobbiamo dare inizio alla costruzione di un grande Libro Bianco delle giovani eccellenze italiane, una vera anagrafe basata sulla meritocrazia di tutti i giovani che emergono nei più svariati settori: dallo sport, al lavoro, dalla scuola, all’associazionismo, dalla ricerca ad una singola idea che diventa realtà. Un uomo è veramente libero quando riesce a manifestare la propria identità. Dobbiamo creare nuovi termini, non perché quelli che ci sono non vadano bene, ma per cercare sempre di più di andare verso la modernizzazione e l’innovazione della nostra nazione. Un nuovo dizionario, che sappia raccogliere terminologicamente, tutto ciò che di nuovo esiste nella nostra società, coniugando la tradizione come un fenomeno di trasgressione. Come si evince da programma i nostri incontri non sono moderati, ma posizionati, anche perché a forza di moderare c’è il serio rischio di schiantarsi in un sonno perenne dal quale difficilmente ci si può svegliare. La nostra rete è nata PER e non contro. Vogliamo premere sull’acceleratore affinché il nostro paese affronti le grandi opere strutturali, superi il problema del precariato energetico, rilanci il concetto d’impresa come più alta forma di partecipazione da parte dei lavoratori, da anni visiti da una parte del mondo sindacale come schiavi da mungere, ma che per noi sono i veri imprenditori per lo sviluppo del nostro paese. Gli imprenditori, sono dei lavoratori, che costituiscono l’orgoglio e l’identità ma in particolar modo la libertà per il nostro paese. Dobbiamo voltare pagina rispetto al secondo novecento, soprattutto quello post sessantottino, dove l’ideologia nichilista ha sfasciato il concetto di merito, di responsabilità anteponendo il concetto di diritto prima di DOVERE. La società dei diritti ha fallito come una certa concezione di socialismo, quello massimalista e totalizzante. Invertire le priorità che una certa epoca continua a dettarle come principali è la sfida che ci deve unire. Dobbiamo annientare questa vecchia visione di proletarizzazione, che in questi anni ha colpito principalmente lo stato ed in particolar modo gli impiegati statali, che a prescindere dalla loro rendita sul posto di lavoro percepiscono indistintamente lo stesso stipendio. Questa perversa forma di assistenzialismo ha appiattito ogni velleità di ambire ad essere un lavoratore dello stato modello per la maggioranza degli statali che sono consapevoli che con questo modello di selezione difficilmente potranno distinguersi per capacità e merito. E’ proprio dallo stato che è necessario ridare dignità ai nostri lavoratori, suonando una nuova sveglia, consentendo loro di poter essere partecipi di un grande progetto di sviluppo, che può iniziare solo se la lenta e burocratica macchina statale, si dota di un nuovo motore e di piloti in grado di condurla sul circuito del nuovo millennio con fermezza e con la voglia di competere con gli altri per vincere. Oggi il nostro stato non ha più voglia di vincere. Reintrodurre criteri di meritocrazia, di incentivi e di opportunità per chi ha voglia di emergere è una nostra priorità. Per noi il lavoro non è un diritto ma è un dovere. Il lavoro è luogo ed il momento di più alta spiritualità, quando si rientra stanchi da una lunga giornata di lavoro e quando si è consapevoli che si è dato il massimo, credo che ci si possa riposare con maggiore serenità e soddisfazione. Non è solo una questione di guadagni, ma dobbiamo capire che il lavoro non deve essere per noi un momento di fastidio da cui fuggire il primo ponte o fine settimana, ma il momento principale della nostra vita in cui la nostra attività quotidiana, la nostra opera rappresentano quella grande risorsa di energia che può rilanciare la nostra comunità nazionale. Il lavoratori rappresentano il nostro esercito, ed a loro deve essere garantito il miglior equipaggiamento e la miglior sicurezza possibile, dobbiamo garantirgli una previdenza vera e non fittizia. Così come per i nostri lavoratori, i nostri soldati impegnati non solo in Italia, ma in tutto il mondo rappresentano una tipologia di lavoratore al servizio della patria da prendere da esempio. Noi figli di un nuovo millennio dobbiamo riscoprire il rispetto e la stima per le nostre divise. I nostri padri hanno servito la nostra nazione per un anno ed hanno maturato un altissimo concetto di rispetto per la gerarchia e per la fatica che gli ha consentito di affrontare con maggior forza e vigore la sfida della vita. Noi se lavoriamo un’ora in più o dobbiamo fare uno sforzo richiestoci al di fuori dalle nostre ore di lavoro o per aiutare chi è più debole o in difficoltà veniamo colti da nervosismo e senso di fastidio. Però se dobbiamo spararci 10 ore di Rave a 40 gradi centigradi, o 10 ore di coda in autostrada per andare in vacanza non chiediamo alcun sussidio e non proviamo lamento. Togliere la leva militare obbligatoria credo sia stato un grave errore: una patria si costruisce educando le nuove generazioni al sacrificio alla responsabilità ma soprattutto unendo le provenienze da tutto il paese ed il diverso stato sociale per capire lo stato di salute della nostra nazione e per annientare definitivamente la lotta di classe. L’unica sicurezza che oggi abbiamo è l’incertezza su tutto, quella stessa che non ci responsabilizza e ci consente di trovare ogni alibi possibile di fronte alle difficoltà. Ripulire la strade dai criminali, da chi delinque, da chi sfrutta da chi non si riconosce nella nostra patria, da chi non ha voglia di lavorare da chi non rispetta la nostra religione non solo come fatto di credo ma motivo di cultura ed appartenenza, da chi non si sente italiano pur essendo nato e cresciuto in Italia, non è solo una priorità ma è un Dovere.

Trovata la regola, trovato l’inganno. Non abbiamo più bisogno di regole ma di discipline. La disciplina è l’unico termine che può sostituire il termine regola senza fatica con naturalezza, perché la disciplina consente al nostro cervello ed al nostro corpo a stare in equilibrio con tutto ciò che ci sta intorno.

 

Nei prossimi mesi saremo chiamati ad importanti sfide per lo sviluppo e la rinascita del nostro paese: dovremmo affrontarle con coraggio e responsabilità. La piazza negli ultimi anni è sempre stata usata per essere contro a prescindere, noi per le grandi questioni riguardanti il nostro paese dobbiamo scendere nelle piazze con i nostri coetanei, i figli di un nuovo millennio “Per” dare la svolta necessaria per lo sviluppo,per la modernizzazione, per le grandi opere,per uscire dal precariato energetico, per una grande riforma costituzionale, per garantire maggiore dignità ai nostri lavoratori,per far si che I figli di un nuovo millennio siano i principali attori per la rinascita della nostra Italia.

 

TOCCA A NOI!

 

4° INCONTRO NAZIONALE DI IDENTITA' E LIBERTA'

PAVIA CASA DEL GIOVANE SABATO 3 OTTOBRE 2009

PATRIA

 

 

Dopo quattro anni siamo diventati una grande realtà nazionale soprattutto al Nord Italia . Parte dell’intervento di Vittorio Pesato “ Daremo vita ad una Fondazione per mettere in rete tutte queste risorse umane per costruire la Patria del Futuro. Ci troviamo riuniti per la quarta volta dopo Pavia, Limone Piemonte, Asiago, qui alla Casa del Giovane. Luogo di grande importanza e vitalità, luogo di volontari, luogo di fede, luogo di appartenenza insomma un piccola ma importante e laboriosa Patria. Oggi è nostro compito fare una ricognizione di quanto è stato fatto in questi anni, IL a qualcuno sembrava la solita associazione invece sta diventano, anzi, è diventata un pensatoio aperto e dinamico che ragiona, riflette e vuole posizionare ed orientare. IL è la nostra Patria. Da tempo lo diciamo, e per questo ci stiamo impegnando, dobbiamo chiudere con il novecento per costruire la Patria del futuro. Come dovrà essere la Patria del Futuro?Lo decideremo noi, insieme, giorno dopo giorno. Conservatori nella tradizione ansiosi di modernizzare. Responsabili e solidali, privi di quote, cooptazioni, assistenzialismo, falsi moralismi, con merito e partecipazione. Gli antitaliani continuano la loro marcia denigratoria nei confronti della nostra Patria. Politici, industriali, professionisti che infangano l’Italia: sono quelli che esultano quando un nostro soldato muore, ucciso da terroristi che minacciano ogni giorno la nostra civiltà, sono quelli che nel combattere la clandestinità utilizzano slogan più extracomunitari dei clandestini stessi, sono quelli che producono in Cina sfruttando donne, uomini e bambini e nello stesso tempo chiedono incentivi tutti i giorni al governo italiano. Nella Patria del futuro, quella nostra, non ci sarà più spazio per gli antitaliani. Centocinquantanni di Patria, d’Italia, di solidarietà, di tricolore. Abbiamo il compito di fortificare la Nazione, riscoprendo la nostra Italia in tutte le sue identità, in tutte le sue terre, in tutte le sue forme. Abbiamo la fortuna di vivere nel giardino del mondo, nelle capitali dell’arte, nelle strade dove la vis romana diede corpo e anima a quella che poi sarebbe diventata la nostra Patria. Un nuovo Manifesto dei Patrioti del nuovo millennio per rilanciare con forza e vigore un valore imprescindibile per la nostra generazione: la PATRIA”.

 

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