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26 Novembre 2007
E' il momento di compiere scelte concrete. Proprio così. Siamo vecchi, vetusti, identitari sognatori,rivoluzionari del nulla, combattivi, statalisti,elitari, ambiziosi di diventare classe dirigente sognando Lenin.
Non male. Per cui largo all'esercito degli imprenditori brianzoli, pragmatici, realisti,che antepongono a tutto i valori del lavoro (magarianche quello di immigrati clandestini pagati in nero che fa comodo a tutti, per poi sventolare pugni duri quando gli stessi immigrati rapinano la villa del
vicino di casa...).
Oppure possiamo cominciare così: “La destra riparte da Tor di Quinto verso la vera rivoluzione, quella liberale”, buttando via tutto ciò che concerne identità e valori, altrimenti gli ascoltatori rischiano di annoiarsi. Per fortuna poi c'è qualcuno che, evidentemente dopo anni di studi e di fatiche intellettuali, ci dimostra che esistono due destre, quella liberale e quella sociale: grazie di cuore, rischiavamo di non
accorgercene. Ma dopo avere scoperto questo eterno dualismo a destra, guai a parlarne: si rischierebbe di creare divisioni e contrapposizioni durissime. Meglio
creare partiti di plastica, contenitori confusi, parole buttate giù alla rinfusa. mescolando Tor di Quinto, Reggio Calabria, l'identità, Lenin. Non ci siamo: non vince Beppe Grillo con
l'antipolitica, così come non ha vinto Berlusconi nel '94 quando a suo modo proponeva un'altra versione dell'antipolitica. E non perché noi siamo amanti della politica dei politicanti azzeccagarbugli che si fanno gli affari propri ed aumentano le tasse alla povera
gente. Al contrario crediamo nelle sfide, ma quelle vere. Dare una spallata al governo Prodi è una sfida?
Sarebbe bastato un Berlusconi più in in forma, lui che è un fine venditore, per comprare qualche senatore decisivo in quello che è diventato un vero e proprio mercato del pesce per far cadere questa maggioranza. Ma così non è stato. E allora torniamo a Tor di
Quinto, dove a quanto pare stanno tornando i fantasmi dei Visigoti e degli Ostrogoti, i nuovi barbari (verticali...orizzontali...non ricordo bene). Evidentemente il vento liberale non è riuscito a fermarli, allo stesso modo il vento liberale non è
riuscito ad evitare che i crocifissi venissero tolti dalle aule delle scuole. Eppure i rivoluzionari liberali hanno fatto un gran parlare di tutto questo: forse riscoprono l'identità, la tradizione e i valori quando si tratta di racimolare qualche voticino se
tira aria di elezioni? Per quanto mi riguarda, sono drastico, i crocifissi dalle aule andrebbero eliminati, tanto nessuno sa più cosa significano.
Qualche anno fa ci dicevano che il vero pericolo era l'immigrazione di marca mussulmana: “bisognerebbe chiudere agli arabi che uccidono gli infedeli! Per il lavoro si dovrebbero invece far venire in Italia i romeni, che culturalmente sono simili a noi”. Questo era il ritornello, accompagnato dall'altra grande verità in base alla quale il progetto occulto delle
sinistre sarebbe stato quello di accettare gli immigrati per trarne in seguito vantaggi elettorali (però non si dice che in alcune regioni italiane
schiere di immigrati regolari votano per il centro
destra...). Oggi invece è tutto cambiato: non vanno più bene i romeni, sono quelli che delinquono di più e allora via alla gara a chi è più truce nel condannarli. La vera sfida a destra non è più quella delle leggiucole inefficaci dopo aver dato una bella
spallata a Prodi: la vera sfida a destra oggi è quella di coinvolgere gli immigrati nel progetto Italia, di trovare una formula per una proficua integrazione. Ma si parlerebbe troppo di valori, dimenticavo. E queste parole agli imprenditori brianzoli non piacciono tanto (è vero sì, fanno lavorare gli immigrati clandestini
in nero, ma lo fanno solo perchè le tasse sono troppo
alte...). Ma torniamo a noi, sennò rischiamo di sentirci dire che siamo i soliti, vetusti, identitari. La verità? Nella giungla tecnologica, nel caos consumistico, nella nebbia nichilista solo i valori e le identità possono vincere. E più si va avanti più le identità deboli cadranno come foglie in autunno. Con tanti saluti agli imprenditori brianzoli, ai barbari
orizzontali e verticali, a Lenin, a Ciccio di Reggio Calabria e ai professorini liberali che ogni tanto si divertono nel salutare come facevano gli antichi legionari romani.
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