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29 Gennaio 2012
E' un po' da dissociati parlare a se stessi, già perchè scrivere al Popolo delle Libertà per me è un po' come parlare a me stesso. Faccio parte di quella generazione che ha iniziato a fare politica nel bipolarismo, in AN, poi nel PDL. Mi sono iscritto al partito appena è nato. Sono un dirigente periferico, uno di quelli che non conta niente nelle decisioni, eppure, è mia abitudine considerarmi parte del partito. Ho sempre odiato quelli che dicono: "il partito non funziona", come se il partito fosse altro da sè.Faccio parte anche di quelle persone, e sono tante, che hanno vissuto con discreto disagio gli ultimi mesi del Governo Berlusconi, la sua difficoltà nell'azione, un certo immobilismo. Non nascondo che, al netto di alcuni pregiudizi sui governi tecnici, non vedevo di cattivo occhio la nascita del Governo Monti. La sospensione della democrazia era una sorta di male necessario.Oggi non capisco.
Negli ultimi mesi c'è stato un brusìo: nei bar, nelle strade, nei negozi il nostro elettorato, le fasce social e culturalii che ci sono da sempre più vicine dimostravano il proprio malcontento verso questo governo e le sue decisioni. Quando parlo di fasce sociali e culturali a noi da sempre più vicine, sia chiaro, non parlo dei nostri elettori. Sono convinto che fra chi protesta c'è chi non ci ha votato, chi ci odia, chi vota a sinistra...ma, sono sicuro, che il malcontento colpisce il nostro corpo sociale di riferimento. Oggi questo brusìo è diventato un vento di protesta: i taxi,i professionisti,i camionisti, i forconi in piazza e tanti cittadini che non si lamentano
del disagio che la protesta provoca perchè anche nelle proprie case condividono la protesta.
Vedere tanti cittadini non lamentarsi per le file in autostrada, per la mancanza di viveri nei negozi e solidarizzare con chi provoca questi disagi è una novità significativa. Mi colpiscono due cose: la prima è l'omogeneità sociale della protesta. Protesta l'Italia che lavora, protesta quel ceto medio che è stato da sempre il nostro corpo elettorale, protesta il Popolo delle partite I.V.A., protestano i commercianti, i piccoli imprenditori. La seconda è l'appoggio dell'intellighenzia al Governo, la protesta non passa sui giornali, le
misure vengono descritte come necessarie, i protestatari quasi come dei folli rivoluzionari (per non dire mafiosi e fascisti). Mi chiedo se può un partito popolare come il nostro ignorare questa protesta? Se può fare finta di nulla? Se può continuare a muoversi come se nulla fosse nel sostegno al Governo? E' facile replicare dicendo che le misure sono necessarie per salvare l'Italia. Sicuramente è facile, ma quanto è giusto? A me non pare. Non credo che fra le tasse occulte di cui parla Monti ci siano le tariffe dei taxi. Sicuramente incidono sugli italiani ma quanto? Quanti Italiani prendono il taxi quotidianamente per recarsi al lavoro? Non credo che limitare la dignità delle libere professioni serva per salvare l'Italia. Non credo che imporre una scatola nera nelle macchine per ridurre i costi delle assicurazioni possa salvare l'economia? E potrei continuare. Mi pare, invece, che sia in atto una guerra ideologica. Da anni c'è una
parte della cultura politica italiana che ritiene che l'Italia sia troppo italiana. La vorrebbe più anglicana, più liberoscambista, legata solo alle logiche di mercato, devalorizzata. Mi sembra che oggi si stia mirando a questo. Contro questo progetto vedo la protesta del Popolo Italiano che è più estesa di quanto appaia. Mi sono iscritto e milito nel PDL convintamente. Sono convinto che noi abbiamo la necessità ed il dovere di essere il Partito degli Italiani, il partito che rappresenta l'Italia, la forza politica che vuole governare l'Italia, magari modificarla ma non destrutturarla. Mi chiedo se il nostro sostegno al governo e ai suoi provvedimenti sia compatibile con tutto ciò. C'è un Popolo, il nostro Popolo che ci chiede di intervenire per difenderlo e lancia a noi un grido di dolore. Sta a noi raccoglierlo. Sono sempre stato convinto che l'essenza stessa della destra, del centrodestra sia una visione organica della Società. Sono convinto che sia nostro compito coinvolgere le categorie sociali, dialogare con loro, confrontarci e non costruire un vestito ideologico da imporre con la violenza della legge ai recalcitranti. Un centrodestra da costruirsi su basi nuove non può non partire da questo.Noi dobbiamo esserei pontieri fra la società civile e il governo, portare nel palazzo le istanze dell'Italia reale, del paese profondo. Ad un Governo che propone un abito estraneo alle nostre abitudini, noi dobbiamo proporre di ritagliare quest'abito secondo le misure del Popolo Italiano, altrimenti,
la nostra stessa missione politica sarà fallita. Se l'Italia intera protesta, il partito degli Italiani non può che cercare di capire la protesta. Nel bipolarismo che verrà, forse la contrapposizione è fra chi vuole rappresentare l'Italia con tutta la sua storia e chi la vuole cambiare perchè un po' se ne vergogna. Il bipolarismo che verrà si sta costruendo oggi. In questo bipolarismo mi piacerebbe che il centrodestra continui ad essere rappresentato dall'idea del "Partito degli Italiani". Gli Italiani, quelli che lavorano e non hanno giornali nè intellettuali a rappresentarli, chiedono che il Governo cambi rotta e regime. Secondo me è il caso di ascoltare ciò che dicono.
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